E' documentato dal primo Ottocento (1) dopo una lunga evoluzione si è stabilizzato alla fine dello stesso secolo nelle due forme che, nell'accezione locale, vengono denominate "sa tuniga" (gonna di velluto) e di "iscrallata" (panno rosso-arancio).
E' costituito dal:
1 il copricapo è di color giallo-ocra con inserti blu, sovrapposti così da formare al centro una croce che, secondo una credenza popolare, sarebbe frutto di un voto contro il colera sviluppatosi a Ploaghe nel 1855, ma in realtà è il risultato di una evoluzione come documentato da numerose tavole pittoriche. I tessuti utilizzati sono: il terziopelo, il tibet, il raso e il broccato.
2) di color bianco in lino o cotone, è ricamata in rosso sul collo ed abbellita con pizzi bianchi sia nella parte posteriore che anteriore, e nei polsi. Le maniche sono fittamente pieghettate.
3) ha la funzione di coprire il seno. Tale usanza è stata imposta nella prima metà dell'Ottocento dal rettore Salvatore Cossu. Si presenta nella foggia triangolare e a stola. Il tessuto utilizzato è la seta. Il fazzoletto è ricamato con canottiglio, fili di seta colorati o bordato di pizzi o frange.
4) E' double-face; panno scarlatto internamente e esternamente rivestito di seta ricamata, con fiori policromi, canottiglio in oro o argento e broccato.
5) il busto è costituito da due parti simmetriche rese rigide da stecche di palma nana. Gli esemplari più antichi sono rivestiti di seta o in broccato, e decorati con motivi policromi floreali, o con canottiglio in oro o argento.
6) di panno nero o orbace. Fittamente pieghettata nella parte posteriore e liscia sul davanti. E' costituita da un'alta balza, ( in velluto blu, raso o seta di vari colori), e nella parte superiore da inserti di panno scarlatto o velluto cremisi. La caratteristica saliente, che la rende unica nel panorama isolano, è la notevole sporgenza posteriore della gonna, sostenuta all'interno da una mezzaluna in tessuto imbottita. L'abbigliamento tradizionale prevede anche l'abito da vedova, completamente nero tranne le bordature rosse del corpetto.
(1) Acquerelli di Tiole (1819-1826), Cominotti (1825-1826) e Don Simone Manca di Mores (1869-1876)
Il vestiario maschile prevedeva sino alla seconda metà dell'Ottocento la foggia con mutandoni bianchi (ripristinato dal Gruppo folk di Ploaghe), sostituito in seguito dal pantalone lungo a tubo. Mentre il gonnellino e le ghette, sono sempre rimasti invariati.
Il vestiario è costituito da:
1) il tessuto utilizzato è il panno nero o l'orbace.
2) in lino o cotone bianco, con pieghettature sul davanti e nella parte posteriore.
3) di velluto in vari colori (verde, bordeaux, nero e marrone) e panno nero. Generalmente con maniche lunghe, il davanti è caratterizzato da una chiusura a doppio petto con una fitta fila di piccoli bottoni. Il costume prevede anche la variante del gilet in orbace nero.
4) di panno nero o orbace. Fittamente pieghettato e bordato di rosso o cremisi nella parte finale.
5) la cintura è di cuoio, le più antiche sono riccamente decorate.
6) sono di lino o cotone, vengono indossati sotto il gonnellino.
7) le ghette sono di panno nero o orbace, e rivestono la gamba sino al ginocchio.